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DOLORE: AMICO O NEMICO?

Aggiornato il: 11 gen 2018

Dott. Michelangelo Pavone

Alzi la mano chi non ha avuto nella sua vita un incontro spiacevole con lui? Ernia del disco, artrosi, traumi, interventi chirurgici hanno come comune denominatore lui, il dolore.


Strano a dirsi ma nella sua entità biologica il dolore ha contribuito alla salvaguardia del genere umano, senza di lui probabilmente noi non saremmo sopravvissuti. Tutti cerchiamo di evitarlo, non vogliamo sentirlo, preferiamo non incontrarlo, ma lui fa parte della nostra esistenza e credo che possa essere utile conoscerlo meglio. Partiamo dalla definizione di dolore dell’IASP (Associazione che studia il dolore) “Una spiacevole sensazione, associata ad una esperienza emozionale con un danno potenziale o in atto, o descritto come tale”. Soffermiamoci sulle parole chiavi usate per la definizione, “spiacevole sensazione” è qualcosa di personale non quantificabile, è una sensazione che proviamo in maniera soggettiva; qui si collega il concetto di soglia del dolore che appartiene al singolo individuo ed è diversa per ognuno di noi, non esiste un metodo di misurazione oggettivo del dolore. “Associata ad una esperienza emozionale” questo è un concetto che sta cambiando la moderna interpretazione del dolore, è sempre associato alla sfera emozionale. Quando parliamo di emozioni parliamo di circuiti neuronali profondi che risiedono nel nostro cervello rappresentati dallo “state of mind” come dicono gli inglesi e cioè stato dell’individuo, della mente con le sue memorie, esperienze passate e lo stato d’animo con l’umore e le aspettative della persona. Questi circuiti neuronali modulano il dolore e sono in grado di amplificarlo, di diminuirne l’intensità ma anche di reiterare un segnale dolorifico proveniente dalla periferia e creare una esperienza dolorifica costante che i soggetti percepiscono come dolore cronico. Quindi il dolore non è solo un segnale di allarme proveniente dalla periferia (schiena, ginocchio o piede) ma è una integrazione che avviene nel nostro cervello che può alterare i meccanismi di controllo del dolore. Il “..danno potenziale o in atto, o descritto come tale” ci porta al concetto a noi caro che il dolore è un allarme che ci indica che qualcosa è stato danneggiato (danno in atto) ma ci fa capire che il danno può essere potenziale cioè il nostro cervello percepisce un dolore che in effetti non c’è (proviamo ad avvicinare piano un ago ad un dito e a volte percepiamo dolore prima che l’ago contatti il dito) o descritto come tale.

Quindi il dolore oggi deve essere interpretato sia come un segnale di disagio proveniente dalla periferia sia come una alterata modulazione di circuiti più profondi che attengono alla sfera biopsicosociale della persona, in particolare quando parliamo di dolore cronico. Alla prossima. Grazie.



#OSTEOPATIA #salute

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