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L'ANSIA, UNA DELLE PAROLE PIU' USATE NEL LINGUAGGIO COMUNE DEL MOMENTO-proviamo a conoscerla meglio!

Come si può definire l’ansia!?

La parola ansia, che etimologicamente significa “stringere”, comunica molto bene la sensazione di disagio vissuta da chi ne soffre ovvero l’idea di costrizione e senso di incertezza sul futuro.

Non esiste nessuno al mondo che non abbia provato ansia nel corso della propria vita. Alcuni studi dell’APA (American Psychology Association) rilevano che circa il 22% delle persone provano livelli di ansia medio-alto per un periodo di alcuni mesi almeno una volta nella propria vita.

L’ansia di per sé, tuttavia, non è un fenomeno anormale. Si tratta di un’emozione di base, che comporta uno stato di attivazione dell’organismo quando una situazione viene percepita soggettivamente come pericolosa, e io aggiungerei, che proprio in quella situazione ci si sente inoltre senza gli strumenti adeguati per affrontarla, come se la nostra valigetta fosse sprovvista degli attrezzi da ciascuno ritenuti giusti. Ci sono moltissime sfumature, modi di sentire e descrivere questa sensazione perché è un vissuto emotivo e quindi è estremamente soggettivo e va interpretato all’interno della storia di vita di una persona; infatti una domanda che faccio solitamente durante un colloquio clinico è: che immagine, metafora o canzone sceglieresti per rappresentarmi la sensazione di ansia che provi?

Per quanto teniamo sempre acceso il faro della soggettività e della creatività che ciascuno ci può mettere nel trovare la risposta che meglio lo rappresenta, quando faccio questa domanda ritrovo spesso una comunanza nelle risposte, ovvero ritorna il concetto di sentirsi in balia degli eventi, nulla sembra più prevedibile e lo stato di allerta è generale, come se si stesse su una barchetta mezza scassata in mezzo a un mare in tempesta, non si vede l’orizzonte, solo onde altissime, pioggia battente e perché no anche un po’ di nebbia. (ho parlato di barchetta scassata appunto come simbolo della sensazione di non avere i giusti mezzi per affrontare la situazione in cui ci si trova).

Ma… Come si manifesta l’ansia?

Sicuramente in modo diverso da persona a persona, ma in genere se l’ansia è eccessiva le persone narrano di alcuni campanellini d’allarme quali:

· sensazioni corporee alterate (tensione muscolare, respirazione veloce, battito cardiaco accelerato, ma anche sensazioni di svenimento, vertigini…

· pensieri ansiosi (farò una figuraccia, non sarò all’altezza, mi sentirò male…) che possono diventare catastrofici e possono innescare anche reazioni somatiche

· comportamenti alterati (come difficoltà di concentrazione; agitazione, irritabilità; aumento/diminuzione appetito, problemi del sonno, evitamento di certe situazioni…).

Come si può distinguere quando è funzionale o sta diventando un problema nella nostra vita?

L’ansia, costituisce in primis un’importante risorsa, perché è una condizione efficace in molti momenti della vita per proteggerci dai rischi, mantenere lo stato di vigilanza e in alcuni casi migliorare le prestazioni (ad es., sotto esame). Quando l’attivazione del sistema di ansia è eccessiva, incontrollabile o sproporzionata rispetto alle situazioni, però, siamo di fronte a un disturbo d’ansia.

Si può quindi parlare di disturbo quando provoca un disagio significativo per cui la persona valuta che la qualità della sua vita ne sta risentendo fortemente.

Quando i sintomi dell’ansia persistono per un periodo di tempo lungo e ripetuto (da 6 mesi o oltre) parliamo di Disturbo di Ansia Generalizzato, se invece ci sono picchi di panico brevi, improvvisi ma molto intensi si tratta Attacchi di Panico, in questo caso si aggiunge la sensazione di stare per morire che poi si può trasformare in paura della paura che questo possa avvenire da un momento all’altro. Se invece si tratta di fobia si sta avendo a che fare con un'irrazionale e persistente paura e repulsione di certe situazioni, oggetti, attività, animali o persone, che può, nei casi più gravi limitare l'autonomia del soggetto.

Cosa può succedere quando proviamo a convivere con l'ansia?

In ogni caso, la risposta più comune di fronte a qualcosa che ci spaventa e ci fa stare così male è scappare. Infatti, la strategia principale istintiva di gestione dell’ansia è l’evitamento della situazione temuta (che può essere anche vista come un: “meglio prevenire che curare”).

Vediamolo come un comportamento che se da una parte fa sì che si instauri un circolo vizioso in cui l’ansia diventa anticipatoria, dall’altra ci PROTEGGE nel momento attuale, ci si sta autoregolando e questo è un punto molto importante di cui essere consapevoli. Personalmente ritengo che sia fondamentale partire da una fiducia del proprio intuito! Non ci si può anche colpevolizzare perché ci si sente in ansia, ma partire dal presupposto, che in un modo diverso dal solito e che ci può anche far soffrire, ci stiamo prendendo cura di noi, stiamo richiedendo a noi stessi maggiore ascolto.

Farei un passo indietro, tornando all’evitamento...

Quando evitiamo la situazione che riteniamo ci potrebbe causare ansia, è molto utile porsi alcune domande con un professionista come per esempio: cos’altro mi evita di provare questo evitamento? quali parti di me che mi costano fatica dovrei mettere in gioco in quell’occasione? cosa succederebbe se non la evitassi?

La risposta è più che soggettiva ma alcuni sentimenti possono accomunare le diverse persone. Ne porto alcuni esempi inventati. Magari evitare una situazione ci permette di non allontanarci dalla persona amata? magari temiamo che in quel contesto verremo giudicati, oppure non abbiamo voglia di infilarci in un contesto competitivo dove sappiamo già che si faranno confronti o paragoni con gli altri?!

Sono questioni relazionali e perciò possono esserci tante motivazioni quante le persone del mondo

Quali piste di lavoro possibili?

Alcune delle domande che avete trovato sopra sono esemplificative di ciò che avviene all’interno di una relazione terapeutica con un uno psicologo, ovvero sto parlando di:

1. un’esperienza in cui si lavorerà sui significati più specifici che per ogni singolo sono collegati all’ansia. In questo modo si inizierà ad avere una comprensione del senso più profondo che questa “scelta” ha.

2. Provare ansia ma anche evitare tutte le situazioni che ci producono ansia è la risposta migliore che abbiamo a disposizione in quel momento ma non è l’unica alternativa possibile, più avanti nel percorso psicologico infatti vedremo di valutare altre strade percorribili per il soggetto proprio per far fronte a tutti i rischi che l’individuo prende in considerazione in modo più o meno consapevole quando sceglie di evitare una situazione. Come se si dicesse a se stessi “se non vado là, non rischio di perdere Tizio” oppure “se non mi presento all’esame non scoprirò se sono bravo o incapace”

3. In modo trasversale si lavorerà anche sul rendere sempre più prevedibili e anticipabili le situazioni che ci mettono a disagio,

Si analizzeranno le somiglianze e le differenze tra i vari contesti, fra il Prima di iniziare a star male e il Dopo. Quando abbiamo avuto l’impressione che sia avvenuto qualcosa che come uno spartiacque sembra dividere appunto la nostra vita in due!?!?!

Un'altra domanda che di frequente le persone si fanno è: starò più bene come prima!? Siamo le stesse persone che stanno affrontando un periodo particolare, una difficoltà, e di certo siamo cambiate nel tempo in qualche specifico aspetto, ma immagino che la sensazione che un evento ansiogeno possa avervi messo all’angolo, e aver preso il sopravvento su tutto il resto, sia davvero faticosa!!! Uno strumento importante che avremo a disposizione sarà la collaborazione reciproca, un lavoro a 4 mani che nella relazione terapeutica si esprime nel seguente modo: il cliente è l’esperto della sua storia e il terapeuta l’esperto del metodo.

Partendo da questo presupposto si potrà appunto ristabilire un equilibrio ma anche favorire la sensazione di movimento, di evoluzione, di riprendere in mano la propria vita…come se per un po’ vi foste impantanati con una macchina nel fango e la RUOTA GIRASSE A VUOTO…può essere molto invalidante ma la ruota STA GIRANDO e restando proprio VOI gli autisti della vostra macchina, con una spintarella o un’adeguata leva, potrete uscire dal fango e riprendere il vostro tragitto!!


Psicologa Angelino Amalia (Lia)


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