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MALATTIE INVISIBILI - FIBROMIALGIA


Psicologa Lia Angelino


Un corpo che parla forte

I sintomi che accusa chi ne è affetto sono dolori cronici generalizzati in tutto il corpo. Nei racconti, anche un abbraccio, una stretta di mano, un piccolo urto bastano a provocare sofferenze acute. Una forte stanchezza e una costellazione di altri disturbi apparentemente non collegati tra di loro, dall’insonnia a problemi intestinali, fino a difficoltà di concentrazione, sono altri tra i sintomi più spesso riportati


Cause sconosciute ?Una diagnosi difficile

Non si sa perché insorga la fibromialgia. Si ritiene che ci sia una componente genetica, perché spesso ricorre in una stessa famiglia. Ad accomunare chi ne soffre spesso c’è anche un trauma fisico, un incidente, oppure un’infezione. I malati riportano che dopo la fase acuta, apparentemente superata, sono subentrati i dolori cronici e diffusi. In alcuni casi il disturbo è stato associato a traumi psicologici.

L’ipotesi prevalente oggi, in base agli ultimi studi, è che in chi ne soffre siano in qualche modo alterati i meccanismi di elaborazione del dolore. In pratica, per qualche ragione genetica, ambientale, psicologica, la soglia di percezione delle sensazioni dolorose risulta più bassa, e anche piccoli stimoli tattili o di pressione vengono sentiti come dolore vero e proprio. Alcune ricerche recenti hanno osservato nei pazienti fibromialgici un aumento di alcune sostanze collegate alla trasmissione del dolore, e l’attivazione più ampia delle aree del cervello dove avviene la sua elaborazione.


Dubitare di.. quel dolore, quelle parole, quella persona


La fibromialgia è stata definita una malattia fantasma da alcune associazioni di pazienti, perché in passato si è perfino dubitato che esistesse davvero e i disturbi da cui è caratterizzata vengono spesso ritenuti di tipo psicologico. Capita che non venga riconosciuta, che sia scambiata per altre condizioni con sintomi simili. Anche i medici, e perfino gli specialisti la conoscono poco. A soffrirne sono per la stragrande maggioranza (l’80-90 per cento) donne.


Nel 2010 la fibromialgia è stata ufficialmente classificata come malattia nell'International Classification of Diseases dell'Organizzazione mondiale della Sanità. q


Anche se non sono un medico ci ho tenuto particolarmente a fare questa premessa e dare alcune informazioni che non concernono il mio campo di studio, innanzitutto per sensibilizzare e informare almeno minimamente le persone rispetto a questa malattia, perchè esiste, e non può, non deve

più essere considerata una malattia fantasma, altrimenti il fardello da portare diventa ancora più pesante!


Come si può sentire una persona con una malattia invisibile?

Alla luce del fatto che una persona con fibromialgia possa comprendere le difficoltà diagnostiche di un tipo di malattia riconosciuta come tale nemmeno dieci anni fa, la persona che si ritrova catapultata in questo vortice potrebbe iniziare a mettere in dubbio le proprie percezioni corporee e di conseguenza la fiducia in sè, come se quel corpo non appartenesse più, anzi, diventasse un traditore. Immaginiamo che le persone vicine a chi soffre di questo disturbo inizino, inoltre, a vedere questi pazienti come "lamentosi", "intolleranti al dolore", "pesanti". Come potrebbe stare quella persona psicologicamente? Oltre al dolore che esperisce vi potrebbe essere il dubbio ch gli altri ti reputino "bugiarda", come se quei sintomi fossero inventati. Da psicologa credo che questo possa significare sentirsi squalificati, come se la persona non venisse legittimata in ciò che sente,in ciò che dice, nel dolore che prova. Non solo la malattia diventa invisibile, molto probabilmente anche la persona inizia a sentirsi così...e, questa sensazione potrebbe essere altrettanto dolorosa della malattia in sè.


quale sostegno psicologico?

all'interno di questo quadro, parallelamente alle cure mediche ritengo sia molto opportuno soffermarsi ad affrontare gli aspetti psicologici rispetto all'iter che ha portato la persona alla scoperta della malattia. Come inserirlo dentro la propria storia, se quasi nessuno fino a quel momento gli ha creduto? Dare un nome, un valore al dolore può essere il primo passo per iniziare a recuperare quella dimensione di fiducia in sè, nelle proprie capacità di comprendersi, ascoltarsi, per poi ritrovare un senso di fiducia e reciprocità verso gli altri, quegli altri che probabilmente la persona ha iniziato ad evitare, possono essere riavvicinati nel momento in cui il cliente dà un senso alla propria esperienza partendo da sè e inizia a riacquistare il desiderio di condividere spazi, paure, desideri perchè quando nulla è più invisibile, tutto può ritrovare un luogo.


Sono molto recenti gli studi che reputano che anche meditazione e tecniche di rilassamento potrebbero essere efficaci nel sostegno del recupero psico-fiico dell'individuo.

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